Al chiaro di luna

Istruzioni per perdersi

Devi seguire il corso delle vene dei tram, nel buio sfocato delle sei di mattina; non curarti del vecchio riverso sul trono a rotelle, e nemmeno del cielo emaciato. Guarda torvo i passanti in cravatta, sorridi ai naufraghi della notte.

Di lì prosegui, dritto verso la casa delle parole, e semina per ogni passo un ricordo: serviranno per ritrovare la via del ritorno. Così facendo, dimenticherai lentamente tutte le immagini che lasci cadere sull’asfalto; non illuderti: non fioriranno, né potrai mietere messi d’oro, poiché il cemento è sterile.

Ora, immemore, etereo, fermati accanto alla prima panchina miseramente vuota che incontri, e chiediti perché non hai nessuno con cui sederti a chiacchierare.

Da questo punto procedi, avanzando nella nebbiolina di latte; ascolta le bolle di vapore del tuo respiro, renditi conto di non sapere più dove sei. La piovra di grattacieli e vicoli ti ha avviluppato, con sguardi di semafori lampeggianti ti scruta, e presto ti inghiottirà e metabolizzerà, fino a ridurti ad elemento d’arredo urbano, lampione curvo di apatia. Ora, ora che sei perso, chiedi aiuto alle ombre che sfilano sui marciapiedi; nessuno ti risponderà: i fantasmi non parlano. Cacciati in gola un urlo rosso sangue, che, come negli incubi, non produrrà suono, non verrà sentito e neppure ascoltato. Sei solo, in mezzo a tanti, un punto tra gli infiniti che popolano la retta, ma non si sfiorano. Corri, imbocca la prima a destra, e vai avanti così, sfilacciato e senza fiato. Finirai in un vicolo cieco; lì, chiudi gli occhi, e pensa con ogni fibra alla curva asciutta che fa il collo dell’uomo che ami quando ti prende per mano. Con ogni probabilità, non riuscirai a ripescare quest’immagine, poiché la memoria giace rovesciata per strada, nel tragitto, insieme alle cartacce. Devi ricrearla. Plasmarla di nuovo seguendo con le dita i ricami del profumo di pelle e pane caldo; devi essere artista: tavolozza, fantasia e mano ferma. A partire da questo, reinventa ogni ricordo, assegna nomi ai volti e voci alle parole, trova le persone che hai amato, i loro gesti, la sfumatura del loro passo; dai forma ai contorni di amicizie lunghissime, e abbracci mai dati, alle fragili spighe di pianto. Non cedere nulla all’oblio, né i sorrisi impercettibili, né gli inferni sproporzionati che ti eri confezionato con la carta stagnola, per addobbarti i pomeriggi. Modella, impasta, forgia la tua identità a partire da meri fatti di bronzo; non essere registro d’archivio, o elenco di cronaca, ma uomo vivo tra uomini, che immagina, cerca, crea ciò che prima non c’era.

Riapri gli occhi. L’alba è trascorsa, ripulendo ogni sguardo dai brandelli di notte.

Ripercorri la strada al contrario, torna alla panchina vuota; una coppia di ragazzini l’ha eletta a luogo dei baci, una zattera ossuta su cui scappare prima che inizi la scuola.

In tasca anche tu hai un biglietto per il primo treno verso il mondo della vita; mondo multiforme e prezioso, fatto d’un tempo morbido di desiderio, seta di sogni fertili, qualsiasi centimetro quadrato che occupa il corpo dell’uomo che ami.

 

Ed anche il caos ha il suo epicentro, ogni labirinto la sua uscita.

Autore: wrath Categoria: Categoria default Letto 30x volte venerdì, 15.01.10 01:47:50 Permalink Punti "Karma": -4. Ti piace questo articolo? [SI/NO]

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Commenti:

  1. [1] ribaldo host24-225-dynamic.9-87-r.retail.telecomitalia.it

    Grazie, Ri'...nient'altro!

    Rispondi votes: -1 domenica, 17.01.10, 03:31:02
  2. [2] ribaldo host252-226-dynamic.14-87-r.retail.telecomitalia.it

    Sai? La cosa più bella, per me, del tuo modo di scrivere è che, a prescindere dal pronome che usi, ciascun lettore ha l'impressione che tu ti rivolga personalmente a lui...

    Rispondi votes: -1 domenica, 17.01.10, 19:04:46

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